Statuto Unione
Art. 6 - Sede

La sede dell’Unione è situata nel Palazzo Municipale del Comune di San Giovanni in Croce.

Gli uffici possono essere ubicati in uno dei Comuni ricompresi nell’Unione.

Gli organi possono riunirsi anche presso gli altri Comuni dell’Unione e gli uffici possono essere situati anche in modo diverso, purchè nell’ambito del territorio dei Comuni.

Presso la sede è individuato l’albo pretorio, per la pubblicazione degli atti e degli avvisi, in ottemperanza alla normativa vigente.

 
Art. 7 - Durata

La durata dell’Unione, comunque non inferiore a dieci anni, è a tempo indeterminato.

 
Art. 8 - Fusione

L’Unione può addivenire alla fusione tra i Comuni aderenti. Nell’atto di fusione verrà individuata la sede del nuovo ente. Le procedure inerenti il  processo di fusione dovranno essere conformi alla normativa di legge vigente.

 
Art. 9 – Adesione e Recesso

Possono aderire all’unione Comuni territorialmente contigui all’Unione stessa o la cui contiguità risulti dall’adesione all’unione di più Comuni. I Comuni che aderiscono all’Unione si impegnano a trasferire all’unione almeno 4 (quattro) servizi in gestione associata.

E’ facoltà del comune recedere dall’unione in qualsiasi momento.

Il recesso è deliberato dal Consiglio Comunale con la maggioranza qualificata dei 2/3 dei consiglieri assegnati, da assumersi sei mesi prima della scadenza dell’anno solare.

Gli effetti del recesso decorrono dall’inizio dell’anno solare successivo alla comunicazione al presidente dell’Unione dell’adozione del provvedimento definitivo.

Le modifiche allo Statuto dell’Unione conseguenti il recesso di un Comune devono essere deliberate con atto consiliare degli altri Comuni rimanenti a far parte dell’Unione, con le modalità di cui all’art. 32 c. 2 del D.Lgs. 267/2000.

Il Comune che delibera di recedere dall’Unione rinunzia a qualsiasi diritto sul patrimonio e demanio dell’Unione costituito con il contributo statale e regionale percepito dall’Unione e rinuncia anche a ogni contributo, sovvenzione o rimborso di spesa ordinaria o straordinaria percepita dall’Unione.

 

1 - Recesso dall’Unione:

a) Il recesso, di cui all’ art. 18, c. 4, della l.r. n. 19/2008, esercitato prima del termine di 10 anni produrrà effetti sanzionatori nei confronti del Comune che se ne sia avvalso. La sanzione, di natura pecuniaria, è stabilita in una quota pari al 20% dell’importo complessivo dei contributi statali e regionali, risultanti dall’ultimo rendiconto approvato. L’assemblea dell’Unione, nel prendere atto del recesso, sulla base di una adeguata valutazione dei servizi da prestarsi a seguito del recesso, può prevedere che l’eventuale personale, conferito all’Unione dal Comune recedente, debba essere riassegnato al comune stesso.

 

2 - Recesso da un servizio

a) Ciascun Comune può esercitare il diritto di recesso limitatamente a singole funzioni e/o servizi trasferiti, assumendo apposita deliberazione consiliare entro il 30 giugno, adottata con le procedure e le maggioranze richieste per le modifiche statutarie. Il recesso, subordinato alla presa d’atto da parte dell’Assemblea dell’Unione, ha effetto a partire dal primo gennaio dell’esercizio finanziario successivo.

b) Con la stessa deliberazione di presa d’atto l’Assemblea stabilirà  il recupero secondo i criteri di cui al precedente comma 1, limitando l’applicazione ai soli contributi statali e regionali relativi ai singoli servizi oggetto di recesso, risultanti dall’ultimo rendiconto approvato.

c) In tutti i casi, il personale comunale funzionalmente assegnato, ovvero appositamente trasferito all’Unione, torna a svolgere la propria attività lavorativa presso il Comune nella cui pianta organica risulta inserito, ovvero secondo quanto prevista nella convenzione che ha disciplinato il trasferimento presso l’Unione.

d) Se il recesso di un Comune da uno o più servizi trasferiti, dovesse comportare la perdita dei requisiti previsti dal r.r. 2 del 27 luglio 2009 e la conseguente perdita dei contributi di cui l’Unione beneficia, si accolla a carico del Comune recedente una quota pari al 50% del contributo regionale risultante dall’ultimo rendiconto approvato.

 
Art. 10 - Scioglimento

Lo scioglimento dell’Unione è deliberato da ciascun Consiglio Comunale dei Comuni componenti con la procedura e la maggioranza richiesta per le modifiche statuarie.  Nella deliberazione di scioglimento deve essere indicato il nominativo della persona incaricata della liquidazione dell’attività dell’Unione.

Al termine dell’attività dell’Unione, l’incaricato della liquidazione trasmette ai Comuni componenti il provvedimento di approvazione del riparto delle attività e delle passività dell’Unione tra i Comuni stessi. I Consigli comunali provvedono a ratificare il citato provvedimento di riparto iscrivendo le spese e le entrate spettanti nei relativi interventi e risorse di bilancio, in base alla normativa vigente.

Il personale comunale funzionalmente assegnato all’Unione, torna a svolgere la propria attività presso il Comune che lo vede inserito nella propria dotazione organica.

Il personale assunto direttamente dall’Unione, nel caso di scioglimento, verrà trasferito nella dotazione organica dei Comuni, previo modifica delle rispettive piante organiche, con gestione in convenzione del personale stesso ai sensi dell’art. 30 D.Lgs. 267/2000.

Il relativo costo verrà ripartito fra i Comuni in base al numero delle ore di servizio prestate in ciascun Comune.

 


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